di Angela Puglisi
Il Maiorchino è uno dei formaggi simbolo della Sicilia nord-orientale, legato al territorio di Novara di Sicilia e ai borghi circostanti. La sua produzione conserva gesti antichi e saperi tramandati nel tempo, espressione di una cultura contadina fondata su pazienza e rispetto per la natura.
Tutto inizia con il latte appena munto, principalmente ovino con una parte di latte caprino. Dopo la filtrazione, viene versato nella caldaia di rame stagnato, la codà, e unito a caglio in pasta di agnello o capretto. La massa che si forma è rotta con la brocca fino a ottenere granuli finissimi. Raccolta e posta nella garbua, viene forata con sottili aghi, i minacini, per far uscire il siero, poi immersa nella scotta della ricotta per raggiungere la giusta acidità.
Segue la salatura a secco, di circa due settimane, durante la quale la forma sviluppa la crosta dorata e il profumo caratteristico. La stagionatura avviene in cantine di pietra, dove le forme riposano su scaffali di legno, vengono rivoltate e trattate con olio d’oliva per mantenere la crosta elastica. Dopo un anno, il Maiorchino è pronto: crosta ambrata, pasta compatta color paglierino e aroma intenso di erbe e pascolo.
Ogni forma è il frutto di un sapere antico e di un legame profondo con la terra, il clima e gli animali. Il Maiorchino non è solo un formaggio: è una testimonianza viva di identità, un racconto che continua a rotolare dalle tavole di Sicilia fino alla memoria collettiva della sua gente.
IL GIOCO DEL LANCIO DEL MAIORCHINO DI NOVARA DI SICILIA
Tra le vie acciottolate di Novara di Sicilia, borgo tra i Monti Nebrodi e i Peloritani, si rinnova ogni anno, nel periodo che precede il Carnevale, un rito antico che unisce cultura, comunità e tradizione casearia: il Lancio del Maiorchino, conosciuto in dialetto galloitalico come a maiurchèa.
Praticato sin dai primi decenni del XVII secolo, il gioco rappresenta una delle più autentiche espressioni dell’identità del borgo. Il Maiorchino, oltre a essere un formaggio pregiato, diventa oggetto rituale e simbolo del legame tra la comunità e la propria storia, trasformando il gesto ludico in un atto collettivo di appartenenza.
Svolgimento del gioco
La competizione si svolge nei fine settimana che precedono il Carnevale. Le forme di Maiorchino, stagionate almeno otto mesi e prodotte con latte ovino e caprino, vengono selezionate con cura. Il percorso parte da Via Duomo e termina al Piano Don Michele, nei pressi del mulino Giorginaro, attraversando curve, discese e basolati in pietra arenaria.
I giocatori, in squadre di tre, avvolgono la forma in una corda cerata detta lazzata e, con un gesto rapido, la fanno rotolare lungo il tracciato. Vince chi completa il percorso con meno lanci. Ogni tiro è imprevedibile: la forma rimbalza, devia, urta i muri, tra le grida e gli incitamenti del pubblico.
Durante la gara il borgo si anima di suoni e parole in galloitalico di Sicilia, lingua riconosciuta come bene immateriale nel Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana. Il gioco diventa momento di coesione sociale e trasmissione intergenerazionale: gli anziani insegnano tecniche e racconti, i giovani ne custodiscono la memoria.
Valore culturale e riconoscimenti
L’evento è organizzato dal Circolo Sportivo Olimpia “Il Maiorchino”, guidato dallo storico presidente Angelo Di Pietro, figura di riferimento nella tutela delle tradizioni locali. Il Circolo ha registrato il marchio “Gioco del Lancio del Maiorchino”, garantendo l’autenticità e la riconoscibilità di questa pratica come espressione del patrimonio culturale immateriale di Novara di Sicilia.
Il gioco aderisce alla Rete Europea AEJeST (Associazione Europea Giochi e Sport Tradizionali) e alla Rete Tocatì, dedicate alla salvaguardia dei giochi popolari. Il 1° dicembre 2022 è stato riconosciuto come Buona Pratica UNESCO, iscritto nel Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale. Nel 2024, l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana ha espresso apprezzamento per l’iscrizione, confermandone il valore identitario.
Significato antropologico e sensoriale
Il gesto del lancio racchiude la forza simbolica del gioco: la mano che lascia la lazzata, il suono del formaggio sui ciottoli, il respiro collettivo della folla. Ogni rotolata è rito comunitario e memoria vivente, in cui si intrecciano gioco, cibo e identità.
Il borgo diventa palcoscenico: vicoli, piazze e scalinate si trasformano in un teatro diffuso che rinnova il senso di appartenenza. Il rito è anche esperienza sensoriale: l’aroma del formaggio stagionato si mescola all’aria dei monti, mentre il gusto deciso e lievemente piccante del Maiorchino, degustato a fine gara, restituisce il sapore autentico del territorio.
La partecipazione a eventi internazionali come la TSG Global Week ha reso il gioco ambasciatore della cultura siciliana nel mondo, esempio di diplomazia culturale e valorizzazione del patrimonio immateriale. È inoltre iscritto nel Geoportale della Cultura Alimentare del Ministero della Cultura, sezione Cibo e Gioco, a testimonianza del legame tra pratica ludica e tradizione gastronomica.
Curiosità
La storia del gioco conserva anche aneddoti curiosi. Si racconta che, anni fa, durante una gara, uno spettatore si affacciò sulla strada proprio mentre passava una forma lanciata: il Maiorchino lo colpì al viso, rompendogli il naso — episodio rimasto nella memoria popolare come segno dell’imprevedibilità del gioco.
Nel 2011, una televisione giapponese realizzò un reportage sul Lancio del Maiorchino, mettendo a confronto la tradizione novarese con la celebre Cooper’s Hill Cheese-Rolling and Wake di Gloucestershire, in Inghilterra. L’incontro tra le due tradizioni trasformò l’evento in un simbolico gemellaggio tra popoli uniti dallo stesso spirito ludico e comunitario.